L’ombelico magico


 

Nel contrasto tra la mondanità della costa e la quiete delle campagne della Versilia, emergono due figure emblematiche: da un lato Edda, un’anziana signora depositaria dell’antica arte della “segnatura” del malocchio e della paura; dall’altro Giulia, ventitreenne in cerca del proprio equilibrio, che vorrebbe diventare la sua erede magica. Un incontro capace di incarnare la contraddizione tra la coscienza, ancora diffusa e profonda, degli antichi legami con le tradizioni popolari e la necessità di reinventare la propria identità, cercando di fissare i propri punti di riferimento nel labirinto dei nuovi simbolismi.

Regia di Laura Cini

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Un film Kiné in collaborazione con Ombre Elettriche
con la partecipazione di Regione Toscana

Facebook: facebook.com/ombelicomagico

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FESTIVAL

2015
56° Festival dei Popoli

2016
Menzione Straordinaria BIM60 al 34° Bellaria Film Festival

In concorso al 18° Napoli Film Festival

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BIOGRAFIA LAURA CINI

Laura Cini, fiorentina, si è laureata a Londra in re- gia con un B.A. (Hons) in Film e Video. Ha scritto e diretto diversi cortometraggi di fiction e anima- zione, proiettati e premiati a festival internaziona- li. Più recentemente ha conseguito una seconda laurea in Studi geografici e antropologici all’Uni- versità di Firenze e dopo aver fatto esperienza di lavoro sul campo in Uganda, ha deciso di dedi- carsi totalmente al cinema del reale. Al momento, è anche in produzione di Punishment Island un documentario ambientato in Uganda su una storia di donne abbandonate su un’isola deserta per aver infranto il tabù del sesso prematrimoniale.

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TRATTAMENTO BREVE

La Versilia ha vissuto una lenta e inesorabile decadenza dal picco glamour degli anni ‘60. Oggi, a causa della crisi, il fulcro della stagione turistica, che fino a qualche anno fa copriva l’estate intera, si è ridotto alle setti- mane centrali di agosto.
Accanto a quello che resta degli sfarzi della vita notturna e diurna, negli ultimi anni sono spuntati personaggi e tendenze che fanno dell’antimaterialismo e della spiritualità la nuova frontiera. Giuseppe Freni, ad esempio, ex re della vita dissoluta della Versilia, dopo aver rischiato più volte la vita in vari incidenti, si è convertito e adesso si fa chiamare “Il predicatore”. Giuseppe gira le domeniche d’inverno e tutti i giorni d’agosto con un amplificatore trasportato da un carretto di legno e una grossa Bibbia in mano: cerca di redimere i turisti dal materialismo delle loro vite. Intanto sono sempre più numerosi gli stabilimenti che, accanto alle feste a tema e agli aperitivi ad alto tasso alcolico, organizzano sessioni di yoga, corsi new age e veri e propri workshop di ricerca spirituale.
Nell’interno, a Montignoso, una striscia di campagna a ridosso delle Alpi Apuane, lambita dal vento del mare da cui dista poco più di un chilometro, sono ancora evidenti le tracce di una spiritualità profonda, ancestrale, che prende soprattutto la forma delle pratiche della “segnatura” (trattamento e cura, in gergo) del Malocchio e della Paura. Con pochi semplici ingredienti, tra cui regna sovrano l’olio d’oliva, queste donne profondamente religiose mettono gratuitamente a disposizione della comunità riti e poteri tramandati di generazione in ge- nerazione. Tra queste, la più famosa è Edda, che ha la rara facoltà di segnare la Paura, quel sottile o pesante disagio interiore che pochi trattano ma di cui sempre più persone sembrano soffrire.
Edda vive col marito Giovanni in una vecchia casa colonica con campi annessi e una moltitudine di ani- mali, tra cui cani, gatti, oche, galline, piccioni, maiali, mucche e capre. Sia Edda che Giovanni, un uomo dall’aspetto gracile e dal comportamento spesso bizzarro, hanno diversi problemi di salute e di conseguenza l’intera tenuta è trascurata e malandata. Nonostante ciò, la loro casa è popolare quasi quanto il club notturno più in voga del momento. I ritmi lenti della loro vita e quelli immutabili della natura sono animati da una gran numero di visite di parenti, amici, conoscenti, venditori ambulanti, fattori, fruttivendoli, lattai, “pazienti”
della maga e altra gente “parcheggiata” per il pomeriggio senza particolari motivi. La casa di Edda è sempre aperta, un rifugio dove ognuno si sente protetto e a proprio agio. Talmente aperta, che vi si celebrano spesso messe private, ma allo stesso tempo, nella stalla o nei campi, capita di sentir invocare il nome di Allah. Uno dei membri della famiglia infatti è Mohamed, marocchino, una sorta di “terzo figlio” di Edda, che lo ha ac- colto da quando, appena 18enne, veniva a vendere finte borse griffate sulle spiagge della Versilia. Oggi i figli di Mohamed, che con la moglie Anna vive in una casa poco distante, sono i nipotini per cui Edda e Giovanni stravedono.
Di questo mondo singolare, Edda è il fulcro. La crisi ha aumentato i “clienti” e non è raro vedere lunghe file di gente in attesa di essere “segnate”. Tra loro si trovano anche imprenditori in fallimento, disoccupati e al- tre persone che mai, qualche anno fa, avrebbero pensato di ricorrere a certe pratiche per ritrovare un po’ di sicurezza.
Giulia, una ragazza di ventitre anni, lavora in un tipico stabilimento balneare della zona. Giulia è una ragaz- za normale che magari eccede nei divertimenti e nelle distrazioni notturne, ma che è anche alla ricerca di qualcos’altro che dia un senso alla sua vita. In una sorta di bulimia spirituale da cui è stata presa negli ultimi anni, ha abbandonato il liceo prima di prendere il diploma e si è messa a studiare per diventare una guaritrice della comunità essena, una setta antica; pratica yoga ogni mattina sulla spiaggia, sogna di aprire un centro benessere e vive sotto l’influenza della madre, donna intelligente e un po’ nevrotica, molto probabilmente ispiratrice della ricerca spirituale della figlia.
Quando Giulia scopre che Edda non ha nessuno a cui tramandare l’“arte” magica, si fa timidamente avanti. L’equilibrio immutabile di Edda, sempre in controllo di tutto, entra allora in crisi. La maga, trovandosi di fronte all’idea di tramandare la sua antica pratica ad una giovane diversa da come lei se l’era immaginata, tira fuori una fragilità inaspettata. È come se Giulia le aprisse una finestra sul mondo di oggi, un mondo che scopre di non conoscere. Giulia, d’altra parte, cerca di leggere le pratiche di Edda alla luce delle sue espe- rienze precedenti, ma Edda non corrisponde al suo ideale di maestro di vita, non ha spiegazioni per quello che fa, semplicemente porta avanti quello che le è stato tramandato, qualcosa a cui bisogna affidarsi con la sola forza della fede nel mondo invisibile.
Attraverso questa piccola storia di provincia L’ombelico Magico racconta in chiave intima e visionaria, ma anche ironica, gli anni che stiamo vivendo, riflettendo sul rapporto con il nostro passato ancestrale in un momento storico segnato dal bisogno di speranza ma anche dalla paura di un futuro che appare sempre più oscuro.

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ANNO 2015
DURATA 72′
GENERE Documentario
FORMATO Full HD
PRODUZIONE Claudio Giapponesi (Kiné)
REGIA Laura Cini
FOTOGRAFIA Philine Von Duszeln
MONTAGGIO Andrea Di Fede
SUONO Mirko Fabbri
MUSICA Marco Lamioni